Search Engine Optimization: White hat, Black hat e Grey hat

Web Marketing SEO grey hat

Pubblicato il 10 febbraio, 2018 | da Valentina Coppola

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La SEO, Search Engine Optimization, è una delle tecniche di inbound marketing più diffuse e utilizzate per aumentare la visibilità dei siti web sui motori di ricerca. Sebbene le tecniche più comuni si limitino a una serie di accorgimenti volti a permettere a Google di “capire” meglio l’argomento delle singole pagine web le strategie da poter mettere in atto sono davvero numerose: alcune lecite, altre illecite ed altre ancora borderline, denominate in gergo White hat, Black hat e Grey hat, vediamo cosa sono e quali differenze nascondono sotto il “cappello”.

SEO, i tre approcci della Search Engine Optimization

In base al tipo di approccio che si desidera seguire per il posizionamento dei siti web sui motori di ricerca e ai risultati che si desiderano ottenere le tecniche che possono essere messe in atto sono classificabili in tre tipologie:

  • White hat SEO;
  • Black hat SEO;
  • Grey hat SEO.

La scelta dei colori non è casuale e lascia già intuire come ognuno di questi tre approcci venga considerato da Google. Le tecniche di white hat SEO sono quelle considerate lecite da Google; quelle di black hat, al contrario, sono da evitare. In mezzo ci sono le tecniche di grey hat SEO: in questa categoria ci sono gli approcci borderline che non sono né leciti, né illeciti.

La “magia bianca” della white hat SEO

Le tecniche di white hat SEO sono quelle considerate in regola con le norme fornite dai motori di ricerca (Google in primis) volte a migliorare l’ottimizzazione dei siti web e il loro posizionamento sui motori di ricerca. Possono essere considerate delle buone pratiche che i web master e i web writer possono applicare al fine di favorire il migliore posizionamento delle pagine web.

Lo stesso Google mette a disposizione una serie di linee guida che aiutano a identificare quali tecniche SEO è possibile utilizzare. Tutte queste tecniche rientrano nella white hat search engine optimization. Tra le più comuni spiccano:

  • la scrittura di contenuti ben scritti a livello grammaticale, interessanti e utili per chi legge;
  • l’evitare i contenuti duplicati;
  • un uso naturale delle keyword di riferimento tenendo conto della loro corretta densità all’interno dei testi;
  • l’ottimizzazione del codice HTML delle pagine web;
  • l’inserimento del tag alt nelle immagini;
  • una link building di qualità che abbia alla base concetti come la rilevanza e la qualità dei contenuti di approfondimento proposti ai lettori.

Le tecniche di white hat SEO permettono di ottenere risultati che probabilmente non sono rapidi ma che sicuramente sono durevoli nel tempo e mettono al riparo da penalizzazioni.

Black hat SEO: gli usi scorretti da evitare

Come suggerisce il nome le tecniche di black hat SEO sono quelle che vanno in conflitto con le linee guida indicate dai motori di ricerca. Hanno alla base tecniche manipolative e forzature dal punto di vista dei contenuti. Hanno come obiettivo quello di sfruttare i punti deboli e le lacune degli algoritmi utilizzati dai motori di ricerca per il posizionamento dei siti.

Fanno parte di questo approccio tecniche quali:

  • il keyword stuffing;
  • la costruzione di una link building basata sullo scambio di link o sul loro acquisto;
  • i commenti di spam pieni di link;
  • i contenuti duplicati;
  • l’uso di testo invisibile sul sito contenente parole chiave formattate per avere lo stesso colore dello sfondo della pagina web;
  • il cloaking.

L’uso di queste tecniche forse può permettere di avere qualche risultato migliore in breve tempo ma mette a serio rischio di penalizzazione del sito e purtroppo un sito penalizzato difficilmente riesce a conquistare di nuovo la fiducia di Google.

Gray hat Seo, le tecniche di search engine optimization né buone né cattive

Il terzo tipo di approccio comprende le tecniche di gray hat SEO, quelle cioè che non violano le linee guida di Google ma che non sono nemmeno effettivamente lecite. Questo tipo di tecniche mirano spesso a “confondere le idee” ai motori di ricerca e ai lettori applicando strategie che difficilmente vengono rilevate dagli algoritmi.

Qualche esempio pratico:

  • rinfrescare il design del sito web a intervalli regolari: cambiando il codice HTML e i contenuti testuali del sito Google lo considera nuovo e con contenuti freschi;
  • via libera ai commenti di spam: un elevato numero di commenti su un sito/blog viene considerato in modo positivo da Google. Basta avere l’accortezza di eliminare i commenti non pertinenti al sito in questione e mettere il no-follow nei link esterni;
  • inserire a propria volta il link del sito nella sezione dei commenti di altri siti/blog;
  • condividere a raffica i propri articoli sui social network e in particolare su twitter;
  • fabbricare news e notizie false per favorire i commenti e la diffusione sui social network al fine di ottenere grandi quantità di traffico;
  • manipolare le keyword utilizzando nello stesso testo parole chiave non pertinenti tra loro.

Queste sono soltanto alcune delle tecniche di grey hat SEO che solitamente vengono messe in atto. Seppure non violino in modo diretto le linee guida di Google sono generalmente volte a manipolare il traffico di utenti sul sito proponendo contenuti che si rivelano sempre di bassa qualità.

Quale soluzione adottare?
Molto dipende da ciò che si vuole ottenere.
Le tecniche migliori da applicare dal punto di vista della qualità e della visibilità a lungo termine del sito, tuttavia, sono quelle riconducibili alla white hat SEO.

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Sull'autore

Web content editor & Social Media Marketer con la passione per la scrittura, i gattini e il blogging.



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