Come vendere vino all’estero: le accise sul vino

L’esportazione di bevande a contenuto alcolico – soprattutto vendere vino – dall’Italia all’estero deve fare i conti con aspetti burocratici da non sottovalutare. Infatti l’imprenditore che vuole vendere vino ed alcool ad uno Stato dell’Unione Europea deve sottostare ad una legge sulle accise seguendo il DAA, il documento amministrativo di accompagnamento da presentare alla dogana, anche – per esempio – nella vantaggiosa Germania dove l’aliquota sulle accise è nulla. A causa di questo iter burocratico non proprio agevole da seguire, spesso i produttori preferiscono rinunciare all’esportazioni; molti di loro infatti, hanno scelto il mercato telematico vendendo online attraverso circuiti e-commerce che però non creano grandi profitti, a meno che non si punti parecchio sulla pubblicità investendo denaro. Il nostro Paese risulta essere sul podio dei maggiori produttori di vino del mondo – ricordiamo il celebre Barolo piemontese, il Trebbiano o il Corvo – ma a causa di alcune restrizioni potrebbe perdere in competitività.

Vendere vino e le accise del mercato

L’accisa è un’imposta indiretta, relativa alla produzione e commercializzazione di alcuni prodotti tra cui le bevande alcoliche. La classificazione, a fini doganali, delle bevande alcoliche si trova in un Sistema Armonizzato (SA) secondo un dato fornito dalla Camera di Commercio e da Incoterms: dalla voce 2203 alla voce 2209 si trattano solo bevande dalla birra di malto agli aceti e loro surrogati commestibili, passando per spumanti, vermut, bevande fermentate come il sidro o l’idromele, fino ai liquori di alcool etilico non denaturato come whisky, rum e vodka.
Anche la spedizione di una sola e semplice bottiglia di vino dall’Italia in un altro stato estero dell’Unione Europea deve sottostare ad accise, comportando un iter tortuoso che ovviamente va ad incidere sul prezzo finale dell’alcolico in questione.

Dogane, accise e fisco

Il paradosso del vendere vino all’estero sta nel fatto che uno dei maggiori produttori mondiali vinicoli – vale a dire l’Italia – si debba trovare in una situazione che compromette la vendita e l’esportazione dei vini pregiati locali. Questi vincoli non fanno inoltre che mettere a dura prova il lavoro e gli sforzi dei piccoli e medi produttori, mettendo in pericolo il vino made in Italy.

A riguardo, nel 2014 l’Agenzia delle Entrate ha stilato un documento secondo cui qualora non fosse possibile l’esibizione di un certificato che attesti l’effettiva correttezza del trasporto di bevande alcoliche, sarà possibile mostrare altre prove idonee e tangibili; il trasferimento deve poter essere tracciato e, con evidenza, appurato nel Paese dell’acquirente.

Le aziende vinicole che esportano vino sono tenute a gestire dei registri telematici e a inviare mensilmente i dati relativi alle accise. La soluzione per la corretta gestione viene dall’uso di software per l’invio telematico delle accise sul vino. Il tutto rientra in un processo di digitalizzazione e informatizzazione delle aziende vitivinicole, che sempre più spesso decidono di affidarsi a software per il controllo di gestione di tutti i processi interni aziendali.

La documentazione da esibire in ogni controllo doganale prevede vari passaggi obbligati; la fattura di vendita dell’imbarcazione; tracciabilità del denaro ricevuto nell’operazione, copia dei contratti che mostrano i reciproci impegni presi dalle due parti, passaggio di proprietà, documentazione che attesti l’abolizione del prodotto dal registro italiano e un’altra che ne attesti l’iscrizione nel registro del paese acquirente. Infine un elenco che riassuma tutte le operazioni in ordine cronologico. Insomma, la vendita del nostro amato vino all’estero sembra cosa tutt’altro che semplice, che si spera presto possa avere aiuto con meno burocrazia e meno tasse sulla vendita stessa.

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