Pet therapy: il potere terapeutico degli animali

Da un paio di anni a questa parte la pet therapy sta avendo molto riscontri nell’ambito psichiatrico e neurologico. Recenti esperimenti e scoperte scientifiche hanno avvalorato la tesi dell’utilizzo degli animali come strumento e tramite per una terapia efficace, specialmente per pazienti geriatrici e infantili.

Parola d’ordine: socializzazione

La socializzazione è l’aspetto più difficile da curare quando si è affetti da una patologia come, per esempio l’autismo, che tende per sua natura a portare l’individuo ad isolarsi nella società.
In questa direzione, una recente ricerca ha coinvolto un gruppo di genitori di bimbi autistici per provare i benefici della presenza degli animali. Il risultato è stato soddisfacente i bimbi, tramite la presenza dell’animale, sono riusciti ad avere dei rapporti in maniera maggiore rispetto agli che non possedevano nessun animale.

L’animale, in generale, trasmette sicurezza e infonde fiducia nei bambini, perché non è in grado di trasmettere all’essere umano nessun sentimento negativo. L’animale non ti può giudicare e quindi il bambino è portato ad esprimersi in maniera naturale senza la paura di un giudizio negativo o di un rimprovero, anche involontario, di un essere umano.

Il cane è il vincitore

Il cane è stato individuato come l’animale più adatto a svolgere il compito da protagonista durante la terapia. D’altronde il cane si sa è il migliore amico dell’uomo, e anche in questo caso, si è rivelato l’animale con la sensibilità adatta a questa causa.

La presenza e l’aiuto del cane aiuta i pazienti a gestire meglio lo stress, provocando una diminuizione del cortisolo, l’ormone causa dello stress, e aumenta il senso di responsabilità dell’essere umano verso l’animale, percepito come un essere più indifeso.

Dopo questa premessa è necessario specificare che per ogni singola patologia, è bene cercare il cane più adatto. Non tutte le razze dei cani sono perfette per ricoprire questo ruolo. Quindi se ancora nella tua famiglia non è presente un cane parlane con il terapista. Il terapista sarà in grado, aiutato da un esperto cinofilo, ad individuare l’animale che si adatta meglio al carattere e al comportamento del paziente.

Per una terapia efficace entrambi i protagonisti devono essere preparati da educatori e professionisti, che siano in grado di gestire la situazione.

Storia di Iris e Thula

Riprendiamo un post dal blog tematico Zampe In Viaggio per raccontare la storia che avvalora l’efficacia dell’utilizzo dell’animale, in un caso di autismo. Protagonisti della vicenda sono la piccola Iris, una bimba autistica di 6 anni e la gattina Thula. Iris aveva problemi sia nella comunicazione verbale che nella socializzazione.

L’arrivo di Thula nella sua vita ha però portato un effetto benefico su entrambi gli aspetti, aspetti in cui i medici si erano espressi sempre negativamente, prospettando una vita ben diversa alla bimba e alla sua famiglia.

Ma, durante un giorno qualsiasi, i genitori hanno potuto finalmente udire la loro bambina parlare, rivolgendosi proprio alla gatta. Da quel momento le 2 sono inseparabili, Iris e Thula si seguono a vicenda prendendosi cura l’una dell’altra affettuosamente in un rapporto sociale che può diventare esempio per tutti i bimbi autistici.