Cos’è lo “spurgo” o procedura per recuperare spazi nei cimiteri

Un problema che è sempre stato delicato da trattare è la gestione degli spazi nei cimiteri, una questione che diventa difficile da gestire soprattutto da quando è sempre più frequente rilevare corpi inconsunti al momento dell’esumazione allo scadere del contratto di locazione nel loculo, un fenomeno dovuto sia al miglioramento delle tecniche di sigillatura a tenuta stagna dei feretri che all’aumento di consumo di farmaci, antibiotici e prodotti chimici che si assumono in vita e prolungano lo stato di conservazione delle spoglie mortali anche dopo la morte. Si pone così il problema dello spurgo, termine gergale utilizzato in gran parte d’Italia per indicare le procedure da attuare per recuperare spazi nei cimiteri. Un’attività che esula dalle competenze di qualsiasi impresa funebre a Roma come nel resto d’Italia.

Cosa prevede la normativa italiana sul recupero degli spazi nei cimiteri

Il D.P.R. 285/90 non definisce un periodo legale di sepoltura dei feretri tumulati nei loculi; mentre per i feretri interrati la durata massima stabilita è di 10 anni – in quanto il legislatore ritiene 10 anni il periodo massimo per la decomposizione di un corpo interrato, considerando che il processo di scheletrizzazione in quelle condizioni si è già compiuto intorno ai 5 anni di sepoltura – non vi sono riferimenti temporali certi per i feretri tumulati se non quanto precisato dal comma 3 dell’art.86 del suddetto D.P.R. ovvero 20 anni come arco temporale esclusivamente inteso alla verifica dello stato del feretro e in vista di una nuova tumulazione nei casi degli inconsunti. Alcuni regolamenti comunali di polizia mortuaria hanno prolungato questo termine a 30 anni facendolo coincidere con la scadenza della concessione del loculo.

Il problema degli spazi non è tale nei casi del singolo loculo, perché in questi casi o si provvede a una nuova tumulazione prolungando la concessione oppure – se il corpo è consunto e scheletrito – si procede alla regolare tumulazione delle ossa nell’ossario. La gestione si complica nei casi di tumuli privati plurimi ovvero cappelle di famiglia o loculi collettivi per i quali è prevista la concessione (a volte fino a 99 anni o addirittura sine tempore o perpetue – come previsto dal comma 2 art. 86 del D.P.R. 285/90) per l’intero sepolcro e non per la singola salma ivi sepolta senza possibilità di turno di rotazione. Infatti, in questi casi, la criticità riguarda il fatto di non poter sgomberare nicchie o loculi occupati per accogliere i nuovi defunti senza perdere l’identità familiare e intergenerazionale della sepoltura collettiva nella cappella di famiglia. Allo stesso modo, alcune cappelle di famiglia restano vuote o parzialmente vuote, ma quei loculi non possono essere messi a disposizione di terzi.

Quali sono le soluzioni di “spurgo” attuate dai cimiteri

Lo scopo dei cimiteri è lo smaltimento dei feretri allo scadere della concessione, tramite la traslazione delle ossa negli ossari o la riduzione delle stesse in ceneri. Quando ciò non è possibile per i motivi sopra indicati occorre un’inumazione supplementare che stando alla legge non può avvenire nello stesso loculo, ma un numero crescente di cimiteri opta proprio per la ri-tumulazione nella stessa sede, trasformando la scadenza della concessione in una procedura di verifica feretro in base alla quale decidere cosa fare. La decisione spetta, poi, ai familiari in base allo jus sanguinis e alla loro sensibilità morale o etica verso il congiunto: se optare per la cremazione dei resti o per il rinnovo della concessione. Prima del D.P.R. 254/2003, gli inconsunti estumulati non potevano essere destinati alla cremazione; ora ciò è possibile.

Una modalità sempre più frequente di gestione cimiteriale e attività di spurgo adottata dai cimiteri è il principio di capienza del sepolcro, in base al quale se i familiari viventi decidono di eleggere il loculo del caro estinto quale sepolcro post mortem e nel caso in cui vi siano le condizioni per ridurre il feretro precedente in un’urna per le ossa o le ceneri, esclusivamente in questo caso è possibile ospitare nello stesso loculo più cassette ossario e urne cinerarie, favorendo una certa rotazione del patrimonio cimiteriale e riducendo gli spazi per la conservazione dei resti. Le operazioni dovranno essere approvate con un’ordinanza del Sindaco ed eseguite da necrofori esperti (consulta a riguardo il sito funeraliroma.it) o da personale ASL competente.